Siculìa

DOLCI E PENNE:

I SAPORI MODICANI COME FONTE DI ISPIRAZIONE

Siculìa

I sapori unici dei dolci di Modica hanno spesso ispirato rinomati scrittori siciliani. Come Leonardo Sciascia, ad esempio, che nella sua monografia La Contea di Modica, Sciascia, riferendosi al cioccolato, scrisse: «[…] è da mangiare in tocchi o da sciogliere in tazza: di inarrivabile sapore, sicché a chi lo gusta sembra di essere arrivato all’archetipo, all’assoluto, e che il cioccolato altrove prodotto, sia pure il più celebrato, ne sia l’adulterazione, la corruzione». Proprio Sciascia, che era originario di Racalmuto, paese dell’agrigentino, s’incontrava spesso proprio a Modica con l’amico Gesualdo Bufalino, scrittore di Comiso, e lì consumava del cioccolato, in una piccola bottega, discutendo di cultura, magari alla ricerca di ispirazioni.

Anche Andrea Camilleri parlò dei dolci di Modica e, in particolare, del torrone, che amava e che diventò uno dei piatti preferiti del commissario Montalbano. «…Amo la cubaita che “ci vuole il martello a romperla” […]. A fatica riesci coi denti a staccarne un pezzetto e non lo devi aggredire subito, lo devi lasciare ad ammorbidirsi un pochino tra lingua e palato, devi quasi persuaderlo con amorevolezza ad essere mangiato. […] La cubaita ti obbliga a una sua particolare concezione del tempo, ha bisogno dei tempi lunghi del viaggio per mare o per treno, non si concilia con l’aereo, con la fretta. Ti invita alla meditazione ruminante. Rende più dolce e sopportabile l’introspezione che non sempre è un esercizio piacevole».

Nella Arangeide, un poemetto del ‘500, il poeta siciliano Antonio Veneziano scrisse, riferendosi ai dolcetti di cedrata o di arancia: “Di cui chilla cubaita speciali/ ‘indi fannu chi la chiamanu arangiata/ ch’è duci, e benchi è duci nun fa mali”.


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